venerdì 26 agosto 2011

All my dreams will come true, dear.



Manca la luna in cielo, che, come si dice, è nuova. L’anno scorso, di questo periodo, era piena e noi cercavamo le piramidi con due sacchi dell’immondizia.
Quest’anno, invece, che Cheope ce la impedisce proprio la luna che latita, cerchiamo e troviamo le vigne, mangiamo e facciamo all’amore. Che poi perché si dice “fare a”, come se uno lo imitasse quest’amore, ma io so che noi non ci proviamo mai: semmai si imitano attori famosi, in settori di nicchia. Fortuna che l’amore è un’altra cosa ed anche questa estate l’abbiamo aspettata insieme.
“Voglio te, una vita, far l’amore nelle vigne. Cade l’acqua, ma non mi spegne, voglio te” cantava Mara Cabeddu insieme a Battisti. Ed io concordo. Come potrei diversamente?
Mentre l’auto corre nel buio della Brianza e ascoltiamo rapiti la storia di 9 dita e mi coglie la bellezza della lentezza delle parole di Lo Cascio, tu ti addormenti, come i bambini quando è troppo tardi e tornano da cene di genitori e amici di genitori, sono stanchi stravolti e crollano in auto. Mi viene da pensare che, semmai un indomani si dovesse fare tardi, con tanto di marmocchi al seguito, forse dovrei guidare io e avrei un gran russare nell’abitacolo, diretti verso casa. Insomma, amore, tu ti addormenti e sogni anche per me.
E quando siamo quasi arrivati a destinazione la radio trasmette la canzone giusta, quella che si può cantare a squarciagola, cantare seriamente, oppure canticchiare e basta. Io canticchio, perché non voglio svegliarti “There and then all my dreams will come true, dear…”. Un sogno, sì, è vero, l’ho appena realizzato, ma tutti gli altri ancora no, o forse tanti sì, tanti che non credevo nemmeno di poter sognare. E’ che le cose più belle son quelle a cui non credi, son le sfide contro te stesso, il passo oltre i propri limiti e paure, il tuffo nel vuoto l’attimo dopo che ti sei accorto che fortunatamente sei caduto sul morbido.
Dormiamo un sacco questa notte e al risveglio mi dici che da oggi puoi finalmente dire che sono tre anni che stiamo insieme.
Al di là dell’incontenibile angoscia del tempo, non mi frega degli anni, mi frega di noi, di un tempo che si ferma, di una voglia immutata, di un punto fermo che rassicura, di una fede che cresce e mi salva, proprio perché ci credo.
Preferisco lasciar fare a noi di domani, muti, la vita che oggi non siamo nemmeno capaci di sognare, invece di parlare di quanto sarà bello e promettere l’inimmaginabile, preferisco ridere con te, di te, di me, di noi, del nostro passato, qui nel presente, che il domani è per quei nomadi di spirito che non hanno paura di vivere viaggiando nella realtà.

venerdì 5 agosto 2011

Lucky girl





Beata te
che la tua più grande pretesa era quella di essere portata al mare.
Beata te
che versavi lacrime solo quando non ti sentivi compresa.
Beata te
che ribadivi i concetti solo per convalidare il tuo punto di vista.
Beate te
che un pranzo in famiglia era lo status di qualcosa che non avrai mai.
Beata te
che il tuo problema era mascherare i tuoi capricci in impellenti necessità.
Beata te
che timbravi momenti con titoli di auliche canzoni ormai dimenticate.
Beata te
che lavavi il cervello versando idee condite da vizi ed egoismo.
Beata te
che prima i tuoi problemi e poi invisibili quelli degli altri.


Mai l'avrei detto,
ma ti invidio e ti dico beata.
Beata, ora che per me sei piccola come la più piccola delle zanzare.
Che punge inutilmente nelle notti estive.
In questa estate infuocata,
dove posso pure dimenticarmi di te,
poichè ho l'obbligo di ricordarmi di tutto il resto.

lunedì 27 giugno 2011

Instant karma gonna get you



C'é un attimo che conserva ancora il principio del tutto.
Un attimo di silenzio e affanno,
fra lo spasimo dell'ingordigia.
È un attimo di incontri,
di intrecci di gambe e di braccia,
di sguardi d'attesa col fiato sospeso.
Un attimo che apre ad un piacere
nuovamente ritrovato,
salutare dipendenza
accolta in un sospiro.
Di nuovo un sollievo seguito da un brivido,
gli occhi sfuggono verso l'altrove
di cui mai se ne ha abbastanza.


A quell'attimo sacro, io debbo profonda venerazione.

giovedì 9 giugno 2011

Before you cross the street, take my hand. Life is what happens to you while you're busy making other plans.



C’è stata una volta, lunga soggettive ere geologiche, in cui dalla mia scrivania ogni giorno mi voltavo a sinistra abbassando lo sguardo, a fissarmi sull’attraversamento pedonale in fondo alla via. Avevano riverniciato da poco le strisce ed avevano anche approfittato dell’occasione per farci un dosso, così le macchine dovevano rallentare.
Ogni volta che mi voltavo a guardarlo, pensavo a quante cose intorno a me stavano cambiando. Ogni cosa che cambiava era un pezzo, assolutamente indefinito, di distanza che interponevo fra me e lui. Come se da loro dipendesse anche il temperarsi del mio dolore, un passo in più verso la serenità.
Così ho visto cambiare un divano, le strade e i sensi unici, auto, cartelli, pub e stagioni. Ogni cambiamento, una nuova evoluzione. Lasciar fare passivamente al tempo ciò che attivamente io ero ancora lontana dal comprendere di fare.
Quando mi telefonò, dopo due anni per la prima volta, mi ricordo che mi disse con rammarico che la nostra storia era caduta come le foglie in autunno inoltrato e nessuno dei due aveva avuto l’accortezza di ricercarla sotto quel cumulo di secco arancione. Quando me lo disse io stavo guardando proprio l’attraversamento pedonale. Ed era autunno, proprio come quando quel pomeriggio nel parco, fra foglie cadute e marcite sotto la pioggia battente, mi disse che non sapeva se mi avesse mai amata. Era autunno come quando con gioia infantile saltavo su montagne di foglie senza aver paura di farmi male, perché era soffice e bello, perché scricchiolavano tutte, seccate al sole. Era una domenica di sole, non l’ultima che trascorremmo insieme, me lo ricordo.
Era un ricordo sepolto da foglie, speranze cadute, sogni mai fatti e disperazione a secchiate come la pioggia battente mentre cercavo fra le lacrime di capacitarmi del vuoto allo stomaco, come se m’avessero bucato l’addome e mi ci si vedesse attraverso l’abbraccio di addio.
Penso a tutto questo quando guardo le strisce pedonali sotto casa mia.

Poi c’è stato un momento, un momento che sarà durato il tempo in cui una mano abbassa la maniglia per aprire una porta. In quel momento d’inerzia ho smesso di vedere le tue iridi ed ho focalizzato la mia immagine capovolta sulla tua retina. Quando mi sono vista a testa in giù è scattata la maniglia e si è aperta la porta. E mi son trovata in una stanza con un letto in penombra e un po’ di fresco che arrivava dalle finestre. L’odore delle lenzuola pulite ed un altro autunno alle porte.
Quando ti guardo mi fermo. Desidero che nulla cambi, ma che tutto cresca.
Quando ti immagino ti vedo col vuoto intorno, perché niente è importante tranne ciò che vedo. Quando la prima volta ho avuto la tua faccia fra i miei capelli, sotto il mio naso, di fronte ai miei occhi, ho sorriso dolcemente, senza svelare i denti, come faccio anche ora, che i miei capelli, ormai troppo corti, non contornano più il tuo volto.
Ti immagino sospeso nella mia serenità, librarti senza fatica in ogni direzione di quello spazio invisibile tracciato dai morbidi sentimenti che nutriamo.
Quando ti immagino, io immagino il mio sorriso.
E quando mi chiedi, ad un centimetro dalla mia bocca, a pochi minuti dalla truce carne, perché rido, io te lo vorrei dire sempre perché rido, ma è talmente banale e naturale, che non mi viene mai di mettere insieme le parole. Così ieri ti ho detto che ridevo del presente. Perché guardarti negli occhi mi fa pensare a tutto questo. A quanto sto bene ora che non salto più fra cumuli di foglie secche. Perché io me lo ricordo tutte le volte che ti guardo che sono fortunata. Perché sto con te e può passare anche l’autunno.

venerdì 15 aprile 2011

Suspiria



Di quando facciamo l'amore la cosa che anzitutto mi piace di più è poterti sentire.
Sussurrare.

lunedì 11 aprile 2011

Silk in spring



Primavera porta sogni
porta sogni eletrizzanti
che arriciano capelli
che a strapparli c'è più gusto

Mente mia
porta via
la follia

Primavera porta odori
porta odori inebrianti
che sfumano nel parco
la cipolla è già spuntata

Naso mio
annusa qui
che ricordi

Primavera sulla pelle
porti vento con le stelle
porti un brivido leggero
un abbraccio vecchio vero

Pelle mia
senti allora
che magia

Primavera non passare
o passa in fretta se ti va,
porta pure un po' d'estate,
però aspetta col Natale...

Primavera da non dire
sussurare, respirare
tu sfumata
da svelare

giovedì 7 aprile 2011

Who are you?



Cosa fare quando ti svegli al mattino e non riconosci la persona che ha dormito al tuo fianco.
Innanzitutto sarebbe bene accertarsi di non stare ancora sognando o di non soffrire di allucinazioni ipnopompiche, in atto proprio in quel momento.
In seconda battuta, altrettanto opportuno sarebbe porre fine al vizio di bere duro la sera precedente e portarsi a letto uno sconosciuto, credendo fosse il proprio uomo, tra l’altro avendolo debitamente nutrito d’amore e di ottime prelibatezze culinarie.
Se la prima e la seconda ipotesi si possono scartare, beh, allora la faccenda si fa più complicata e desta preoccupazione. Se l’uomo in questione è il tuo uomo, uomo con il quale hai condiviso minimo 400 risvegli mattutini, l’uomo del quale, in una qualsiasi altra mattina, avresti riconosciuto ad occhi chiusi ogni sua caccola…se è proprio lui, allora tu hai un problema.
Potrebbe anche darsi che quella diversa dalla notte col giorno sia tu. Può darsi che ti abbiano scambiata nella notte con una te stessa mancante dell’esperienza fidanzamento a lungo termine. Può darsi che il sogno che hai fatto di essere stata lobotomizzata dagli alieni non fosse proprio un sogno, ma un incredibile incontro del terzo tipo (poteva, in questo caso, il tuo uomo, per galanteria, supplicare “prendete me, risparmiate lei!”), in cui ti han tolto un pezzo di materia grigia in cambio di una gravidanza marziana. Potrebbe darsi che tu abbia sviluppato una rarissima, quanto mai inverosimile, forma di schizofrenia ad insorgenza acuta e ti risvegli in un’atmosfera delirante, in cui il malcapitato compagno fedele appare ai tuoi occhi come uno sconosciuto che sicuramente è pronto a farti del male nelle maniere più truci che nemmeno il cinema hitchcockiano avrebbe mai potuto immaginare.
Potrebbe anche darsi che tu abbia solamente bisogno di una dose extra di coccole e che inconsciamente desideri che quello sconosciuto lasci il suo odore nel tuo letto, così da poterlo riconoscere stasera, quando da sola ti coricherai le coperte, sentendoti ancora tra le sue braccia.