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domenica 23 ottobre 2011

Another lesson




Ho imparato che le cose spesso e volentieri non vanno come vorresti, 
ma che chi ti ama sempre ti bacerà con devozione i palmi delle mani.
Che torna sempre indietro ciò di cui ti vuoi disfare, 
ma se lo regali col cuore te ne liberi per sempre 
e puoi rendere davvero felice qualcuno.



lunedì 1 novembre 2010

Let them be you



Nella notte dei travestimenti, dei mostri e delle streghe, incontrando la morte dentro una Micra sulla strada per Rozzano, nella notte di Halloween, le coppie Luini e Peccati si sono date ai giochi in scatola.
Visual Game è stato vinto dalla coppia Luini, al che il mio ragazzo sportivissimo ha esclamato “Cambiamo gioco. Non mi piace perdere!”. E capisco come mai Dio li fa e poi noi ci accoppiamo. Lo capisco benissimo io, che, in un impeto di noia, dopo aver perso a Monopoli, aspettando che gli altri finissero il gioco, mi sono messa a giocare a biglie col fiaschetto, la mela e le altre pedine e pure con le casette, destando le ire dei partecipanti. Ero giovane, in una vacanza di capodanno di pochi anni fa.
Il mio amico Luino ha appena intrapreso un corso di improvvisazione teatrale ed è talmente entusiasta che propone “Giochiamo a Visual Game mimando!”. E capisco come mai siamo nati lo stesso giorno. Noi pesciolini ci piace molto giocare come quando si era bambini “Facciamo che io ero la mamma e tu eri il figlio cattivo…”.
Io sono contenta di mettermi a mimare proverbi e frasi celebri, mentre Luina e il mio ragazzo sportivo e vergognoso sono assolutamente contrari. Raggiungiamo un accordo: i pesci mimano e i gemelli disegnano. Una sorta di Visual Game autistico fra i vari concorrenti e fra i giocatori della stessa squadra, ma fra di noi ci si capisce e quindi il gioco ha inizio.
Quando ti vergogni a metterti in ridicolo, ma scopri che le altre persone sarebbero più ridicole di te nel farlo, eppure lo fanno lo stesso e non gli importa del giudizio, ma solo di ridere e di far ridere, allora non ti vergogni più, anzi ti ci butti e ci prendi gusto e non vedi l’ora che arrivi il tuo turno per le imitazioni. Il mio ragazzo sportivo è passato, così, da modalità vergognosa a cinema storico hollywoodiano. Io sono molto fiera di lui, cinematograficamente parlando.
Siamo pari. Peccati contro Luini. Medici contro fotografi. Noi ne sappiamo, ma loro ne vedono.
Pesco una carta e mi capita “Sano come un pesce”. A fare il pesce è facile, ma come si fa ad imitare una persona in salute? Nella concitazione della clessidra, ho deciso di imitare un perfetto stato di salute, passando dapprima per la malattia. Perché la malattia è statica, riproducibile, ma la salute proprio no. La malattia ti ferma e desta attenzione, la salute invece è scontata e non la riconosci (a meno che tu non lavori in un reparto per acuti e allora ringrazi il cielo di vedere gente che cammina sulle proprie gambe).
Questo mi ha aperto un interrogativo mentale che mi attanaglia anche oggi che le streghe si son tolte il cappello, ma non possono togliersi il loro brutto porro sul loro grosso naso.
Penso che la malattia sia sopravvalutata e la salute sottovalutata. Non parlo della salute fisica: questo è un tema molto delicato, in cui la malattia assume una dimensione molto personale e non assolutamente criticabile. Parlo, invece, della salute mentale, intesa come senso di benessere psicologico, al di là della patologia psichiatrica, e quindi documentabile.
Il disagio interiore è IN, star bene dentro è OUT. Mi sembra che la gente arranchi nella tristezza, per poi crogiolarsene nel proprio intimo. Mi sembra che la gente faccia la guerra con sé stessa, invece di creare la pace con gli altri. Mi sembra a me, ovviamente.
Io non sopporto la mancanza di serenità che trasuda da molte affermazioni che sento, da molte parole che leggo in giro, anche e soprattutto per l’etere. Leggo di questi disguidi interiori che, invece di essere superati, vengono reiterati. Io non sopporto la reiterazione di un atteggiamento negativo. Non la sopporto perché ne ho paura. Io ho paura della gente infelice. Gente, non ti vieto il diritto all’infelicità, ma ti vieto di abrogarti di diritto la costante all’infelicità.
Io, nei miei momenti bui, ho sempre desiderato ardentemente essere felice. Poi, quando i momenti bui sono passati, ho capito che felice lo ero anche quando non riuscivo a vedere ad un palmo dal mio naso. Ero disperata, ma felice. Ci speravo e questo bastava a sentirla. Ho provato a crogiolarmi nei dolori e i dolori diventavano ancora più atroci. Così non mi sono fermata e loro mi hanno seguita, fedeli. E la fedeltà si è trasformata in una grande spinta: quando mi fermo, loro mi spingono avanti. Giusto o sbagliato, questo è il mio modo.
Gente, giusto o sbagliato, questo è il tuo. Io, però, ad avvertire questo grigiume, questa uggiosità del paese in cui abiti, questo digrignare di denti, questo ricacciare indietro le lacrime, questo conversare solo fra te e te, io, dicevo, nel tuo paese non ci voglio venire, manco per un weekend. Perché mi fai rabbia e paura. Paura, soprattutto.
La rabbia e la paura le so imitare, la salute no. Ed io vorrei esprimermi solo attraverso quest’ultima. Quindi, gente, scusami, ma non scomodarti nemmeno a mandarmi una cartolina. Vieni a trovarmi tu, semmai, che qui c’è il sole anche quando piove. E quando nevica c’è un camino caldo e scoppiettante e odore di legna bruciata e un sacco di risate. Mimando “prender lucciole per lanterne”. Se poi ti dovessi perdere, ricordati che “tutte le strade portano a Roma”.

lunedì 25 ottobre 2010

Thanks to



Oggi ringrazio.
Ringrazio Orazio perchè, benchè sordo e puzzolente, col vizietto del vino e la cura del suo orto, senza l'apparecchio acustico e con la disartria galoppante, ha voluto raccontarmi un sacco di cose di lui e farmi un sacco di complimenti. Un sacco di tutto. Grezzo, come all'apparenza sembra. Un sacco che poi contiene un sacco di raffinatezze e di complimenti sinceri. Lo ringrazio perchè oggi aveva gli occhi ridenti anche se lucidi e tanta voglia di vivere perchè nessuno lo avrebbe pianto se fosse morto. Lui non si è mai sposato ed ha paura della morte, perchè non sa se poi lassù con Gesù si stia così tanto meglio che non quaggiù da solo. E allora iniziamo a star bene qui, con l'orto e il Montepulciano e la cognata tedesca che sembra Hitler e la nipotina che mi assomiglia, solo che ha 10 anni in meno di me e 30 cm in più d'altezza. Grazie Orazio perchè ti sei svegliato subito per farti visitare, dopo che per quattro volte ho urlato il tuo nome e poi son passata ad uno scossone, e grazie perchè altrettanto subito ti sei riaddormentato appena me ne sono andata. Dormi per passare il tempo, sapendo che sei in attesa e rimettendoti nelle mani di qualcun altro. Il tuo sonno mi trasmette la pace della fidata rassegnazione. E quindi grazie anche per la fiducia.
Ringrazio Enrichetta e i suoi occhioni blu, che hanno parlato al posto della sua bocca, guardando il marito. Di Enrichetta ringrazio il marito (lei non è stata molto collaborante!) e l'amore che mi ha mostrato. 
"Dopo sessant' anni insieme, se non è amore che cosa è?"
"Molto di più!" ho risposto io e poi mi son sentita persa, perchè che cosa c'è di più dell'amore?
Ringrazio allora la realtà, che è l'amore supremo che affrontiamo e che dovremmo desiderare ardentemente. La realtà che ci lega, che ci fa incontrare e sorridere con gli occhi. Ringrazio gli occhi d'amore di Enrichetta. Un po' meno la sua emiplegia destra.
Ringrazio Matteo, che è un uomo qualunque e non mi ha fatto particolarmente emozionare. Lo ringrazio perchè mi ricorda mio padre e a lui ho dato un sacco di consigli. Parole che con mio padre non sarei mai riuscita a farmi uscire dalla bocca, per orgoglio, per abitudine, per paure recondite, per distacco familiare. 
Ringrazio Agnese perchè, prima di avere le mani sclerodermiche, faceva la sarta, ed anche la badante, ed anche la donna delle pulizie, ed anche la mamma, ed anche la moglie. Da donne del genere bisogna prendere esempio: si sanno inventare e vivono per far vivere, perchè amano.
Ringrazio questa faticosissima giornata e la serenità che, per fortuna, di rado m'abbandona. Ringrazio il sorriso che mi porto nel cuore e pure la tristezza. Ringrazio perchè ho accettato l'esistenza del binomio indissolubile felicità-tristezza. 
E, ora che ho finito coi grazie, mi fumo una sigaretta.

venerdì 8 ottobre 2010


L’unica ossessione che vogliono tutti: l‘“amore”. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due.


Philip Roth, L’animale morente

lunedì 30 agosto 2010

CASO MAI


Ma non sarà che quando due persone si amano fanno paura? A chi? All’infelicità. L’infelicità sembra diventata il motore del mondo: rende parecchio. Due persone divise spendono più di due unite: due case, due  automobili, due lavatrici, due dentifrici, tutto doppio, anche l’infelicità. E, attenzione, le persone infelici spendono di più perché hanno bisogno di premiarsi.
No, così non va.
Ora io mi trovo in un certo imbarazzo: dovrei celebrare questo matrimonio, ma con quale coscienza, quale consapevolezza, quella dei loro sì? E quanti saranno adesso lì a rispondere? Quante voci, comportamenti, esperienze, ci sono dentro a quei due? Due sole o quattro, sei, otto, dieci, cento, mille?
Purtroppo io oggi dei loro sì non me ne faccio più niente. A meno che…a meno che, oggi, a darmi un sì, non siate proprio voi.  Da soli come potrebbero farcela, come potrebbero resistere? Per me oggi sarebbe tutto diverso se foste voi a sposarvi con loro, se foste anche voi pronti a condividere questo impegno. Allora sì che sarebbe un matrimonio speciale!
Oh, quando due persone amano, amano il mondo. E il mondo deve ricambiare, o no?!


Cinema muto.

"Ma me lo spieghi perchè non parli mai?"
"Perchè non serve."

Le storie sono come polvere nell'aria: la evitano nella corrente, si intrecciano per un momento e nessuno le riconosce più.

Dopo mezzanotte