mercoledì 8 dicembre 2010

Apoptosi

Lasciarsi a Milano

D’ inverno
con la pioggia che cade
sulle storie finite.
È così strano
l’inferno
con il gelo che scende
su questo atroce dolore,
così disumano;
di notte
con il sonno perduto
su questi ricordi.
E’ così strano
lasciarsi un giorno d’inverno
a Milano.



domenica 5 dicembre 2010

Alzheimer Disease



1.      Ti ricordi quando strappavi lo scotch e stappavi la penna per lasciarmi piccoli inconsapevoli segnali di te sull’armadietto?
2.      Ti ricordi quando hai detto a tutti del mio compleanno? E quando hai confidato solo a me del tuo desiderio di  un tango in un porto sicuro?
3.      Ti ricordi quando fumavamo solitari le nostre sigarette su una panchina nascosta sul retro?
4.      Ti ricordi quando le nostre mani si sono allacciate sul ponte del belvedere delle lavandaie?
5.      Ti ricordi quando abbiamo perso la lucciolata, ma non abbiamo perso il treno che stava passando davanti a noi in quell’istante?
6.      E ti ricordi le attese a scadenza fissa, mentre la strada scozzese scorreva sotto la mia guida al contrario?
7.      Ti ricordi quella telefonata alla luna del nord, agli antichi di Maes Howe, al mare grosso e infinito che si schianta sull’Old Man of Hoy? Ti ricordi?
8.      Ti ricordi quella foto di riflessi al parco e una notte di Evita e di strusciamenti?
9.      Te lo ricordi il nostro primo bacio? No, io no.
10.  Ti ricordi sull’uscio della porta quando hai sbirciato dentro, che mi hai detto “E’ lei, è nostra!”?
11.  Ti ricordi i miei occhi lucidi di fronte alla frittura di pesce mentre canticchiavi non so più cosa?
12.  Ti ricordi le brioches al parcheggio del McDonald, ti ricordi che mi stavi raccontando dei tuoi clienti fissi in gelateria?
13.  Ti ricordi in auostrada senza colonna sonora che mi stavi ancora raccontando dei tuoi clienti fissi in gelateria?
14.  Ti ricordi le lacrime e il Papa?
15.  Ti ricordi il camino acceso e i nostri corpi sotto le coperte e le mani sotto le mutande?
16.  Ti ricordi il riso alle 2 di notte? Te li ricordi le scale scese e salite, il divano e il letto, il cespuglio e la pioggia, il lago e il ghiaccio, le bende e i massaggi, le bugie e la carne, la brace e la pace?
17.  Ti ricordi la tua firma sotto alla mia e in mutande alle 2 di notte in un caldo anomalo di ottobre?
18.  Ti ricordi lo spezzatino e la paura del baule?
19.  Ti ricordi le code al Dimeno? E giocare ad “Ok il prezzo è giusto” con la cassiera ad arbitrare?
20.  Non di meno ti ricordi i risvegli in bianco, la neve che ci isolava, i riposini al caldo?
21.  Te li ricordi i venerdì pomeriggio, i toast con coca-cola e il letto senza lenzuola? E poi i sabati col bacio transfinestrino o lo squillo postritorno?
22.  Ti ricordi la scrivania di tuo padre?
23.  E la merenda da tua nonna?
24.  E Mulan?
25.  E la canzone della cacca, mio principe cacca?
26.  I saldi ad Orio, quelli sì che te li ricordi.
27.  Ti ricordi Sherlock Holmes senza trailers?
28.  Ti ricordi quando ti massaggiavo con gli incensi e la musica? E quando ti massaggiavo senza incenso e senza musica?
29.  I grattini.
30.  Ti ricordi il mio taglio rockabilly?
31.  Ti ricordi quando russi cosa faccio sempre?
32.  Ti ricordi le increspature del mare da 10.000 piedi di altezza? Te lo ricordi che si vedevano lo stesso anche se non eravamo all’ala destra?
33.  Quel fantastico hamburger  tet-à-tet nel ristorante vuoto dell’albergo, quello sì, lo so che lo ricordi.
34.  E l’ustione del giorno dopo? E Tarragona dall’alto?
35.  E il bagno in piscina sul tetto? Il caldo catalano te lo ricordi?
36.  Te le ricordi le ciliegie più care della storia del commercio delle ciliegie?
37.  Te li ricordi i pulcini più sfortunati della storia dei pulcini?
38.  Te la ricordi la tua bocca aperta davanti ai sex toys?
39.  Te la ricordi la tua bocca aperta davanti alla Sagrada Familia?
40.  Ti ricordi quando palpeggiavo il capo del capo del tuo capo al mio esame? Te lo ricordi che non volevo ci fossi anche tu, come ogni volta? E tu, come ogni volta, sei venuto a sentire il mio esame?
41.  Ti ricordi come abbiamo sudato?
42.  Ti ricordi le cene a letto?
43.  E i gelati te li ricordi?
44.  E i giorni sotto al pergolato?
45.  E ti ricordi quando all’Esselunga hai accennato all’ultima volta insieme ed io mi sono
arrabbiata?
46.  Ti ricordi gli gnocchetti ai moscardini?
47.  E il gelato alla pesca?
48.  Ti ricordi come cambiava la vegetazione? Com’era arida?
49.  Te lo ricordi l’agnello vivo sullo stomaco?
50.  Ti ricordi come si chiama anche la ferratella?
51.  Te lo ricordi il cofanetto come mi piaceva?
52.  Te lo ricordi a dormire tu, io e il gatto sul divano?
53.  Te li ricordi veri i fulmini mentre ci lasciavamo galleggiare all’aperto di un piovoso giorno d’agosto in Brianza? Te lo ricordi il temporale monsonico in Brianza?
54.  E il picnic sul balcone?
55.  E dopo il picnic te lo ricordi il balcone?
56.  E dopo il balcone ti ricordi?
57.  E i pianti fuori dall’Ikea col portafogli vuoto?
58.  Ti ricordi quando ci faceva male il sedere dopo la prima pedalata al mare?
59.  Ti ricordi come eravamo rossi dopo il primo sole siciliano?
60.  Ti ricordi la sabbia nel letto?
61.  Ti ricordi la sabbia a raggrinzire la pelle?
62.  Ti ricordi la piazza alle 2 del pomeriggio? Il nulla silenzioso del caldo sud?
63.  Ti ricordi le discese e le salite in bicicletta?
64.  Ti ricordi il pranzo a ripararci dietro alla barca?
65.  Ti ricordi la galleria?
66.  Le infradito a premere sul fondo delle interdigitazioni, tirate dal pedale. Le infradito che scivolano con la sabbia.
67.  Ti ricordi le onde azzurre, sotto un cielo azzurro e gli scogli bianchi?
68.  Ti ricordi le grotte? E la pizza più buona dell’isola che non abbiamo mai assaggiato?
69.  Ti ricordi la prima volta in cui ho visto il vero principe cacca?
70.  Ti ricordi Glenn Cooper?
71.  Ti ricordi la festa di paese e la cena di pesce?
72.  Ti ricordi che abbiamo ordinato ben 3 secondi piatti e tu hai fatto la punta per tutta la sera a 5 euro sotto ad un tavolo?
73.  Ti ricordi il pazzo che cantava? E “i migliori anni della nostra vita”?
74.  Ti ricordi i fichi d’india?
75.  Ti ricordi le scale antincendio? Ti ricordi che non mi piace la pizza, ma che la mangio tutti i giorni?
76.  Ti ricordi tutto questo?
77.  Ti ricordi, amore?
78.  Ti ricordi?
79.  Ricordi?
80.  Amo?

Scoring system
Se ti ricordi almeno 80 di 80 “ti ricordi”, l’Alzheimer del nostro amore è ancora ben lontano dal manifestarsi.

NB
Anche i tatoni possono essere sottoposti al test.

martedì 30 novembre 2010

Rules for dudes


Rinchiudimi in una regola.
Una regola che regoli la felicità. 
Che regoli la tristezza. 
Che regoli le persone che ti fanno felice, che ti fanno triste.

Rinchiudimi in una regola.
Una regola val bene la tranquillità. 
E chi è tranquillo è sereno. 
E, si sa, la serenità regola la vita.

Rinchiudimi in una regola.
Qui è bene e qui è male. 
Scelgo dove sto che poi così ci si regola.

Rinchiudimi in una regola.
I miei gusti, i miei principi, il mio carattere. Ciò che mi regola.
Ti prego, rinchiudimi in una regola.

Fammi sentire che a me ci tieni, che non mi vuoi mai lasciare andar via. 
Che di me hai bisogno. 
Hai bisogno di una regola.

Rinchiudimi in una regola.
Affinchè finiscano i giochi ed io non possa più respirare. 
Perché non ci sia più nulla da scoprire.

Rinchiudimi in una regola.
Che poi ci siam già detti tutto. 
E se tiri troppo la corda si spezza 
e poi, io che son buona e cara, ti faccio vedere che cosa succede.

Rinchiudimi in una regola.
La regola della buonanotte. 
Del ti penso a tutte le ore. 
Del sogno che si avvera.

Rinchiudimi lì, in quel clichè.
Del ti amo, ma pretendo.
Dell’affetto, ma sta’ attento.

Richiudi ancora un po’.
Rinchiudi la sorpresa nell’aspettativa. 
Rinchiudi l’aspettativa nell’attesa. 
L’attesa della resa dei conti.

Logora.
Da dentro, l’amore.
Da fuori, la paura di sé.

Brucia.
Da dentro, l’ingenua passione.
Da fuori, il bisogno di farsi sentire. Da sé.

E non son gli opposti. E non son niente.

Il giudizio, né a me né agli altri.

Fai, senza troppe parole.
Come da piccolo.
Senza che nessuno ti veda.

sabato 20 novembre 2010

"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato."
George Orwell 

It’s raining cats and dogs

Piove.
Qui lo dico, e pure ad alta voce, perché la pioggia che batte sul mio soffitto mansardato fa molto rumore. Molto.
Sabato, in un’altra giornata uggiosa, sono andata a tagliarmi i capelli: da capello corto a capello corto. Da normalità ad audacia.
I consensi raccolti naturalmente non sono stati unanimi, ma quel che importa è che le persone giuste abbiano a loro modo espresso gradimento:
1.      Il mio ragazzo ha espresso gradimento in maniera molto convincente. Mui gradimento.
2.      Il mio migliore amico ha espresso gradimento in maniera molto fashion. Very pleasure.
3.    Il mio “mentore” ha espresso gradimento in maniera sociopatica. Emozione, molta. Emozione, molta. Pipa, fumo, un minuto, lavoro, di nuovo.
4.    Un nobile professore ha espresso gradimento con modi da mollusco. Grazie mille. Fa specialmente piacere.
Gli altri li ringrazio lo stesso, non tanto perché abbiano ugualmente espresso parere riguardo ad un argomento frivolo come il taglio di capelli, quanto perché abbiano comunque voluto partecipare di un argomento frivolo come il parrucco.



In quest’autunno di pioggia stare in equilibrio sugli alberi, le foglie gialle e rosse che moh cadono, significa avere un georgiano nella stanza accanto, che, paralizzato lui, paralizza dalla paura anche chi capita in corridoi di reparti proibiti. Significa, però, anche organizzare un'alternativa ad un noioso sabato sera, organizzare una cena di Natale in famiglia, con nuovi membri, significa immaginarsi future famiglie, con me come capafamiglia. E tanti rami, quest'albero, per fortuna!
Stare in equilibrio aiuta a non cadere, a stare sempre attenti a rimanere in equilibrio. Stare in equilibrio è quasi una garanzia, allora.
Ci penso e mi rendo conto che ci son cose che lascio apposta in uno stato di precarietà, per potermi accertare ogni giorno che siano ancora nel loro stato di precarietà. Ed ogni giorno contemplarle ed ogni giorno prendermene cura. Ci penso, prego per loro, voglio bene. Insomma. Così.
Vorrei che tutto potesse camminare su un filo. O meglio, vorrei che tutti sapessimo che ogni cosa di noi, ogni cosa a noi cara, ognuna delle nostre vite cammina su questo filo. E vorrei che tutti stessimo sempre a riaggiustarci e a riaggiustare un equilibrio, stando attenti a quando questo possa venir meno, anticipando questo momento, se no sarebbe troppo tardi.
Ci son volte in cui ti metti la mano davanti agli occhi, ancor prima di guardare l’orizzonte in una giornata di sole. Lo fai prima. Prima che questo ti accechi e ti impedisca di vedere.
La lungimiranza è l’arte dell’equilibrista: aggiustarsi i contrappesi prima di avvertire forza, direzione e verso. La lungimiranza è un’accortezza che i saggi ed esperti equilibristi adoprano con disinvoltura ineccepibile, ma è snobbata e derisa dall’incosciente che, per la prima volta sul filo, crede di poter prevenire una caduta, regolando il suo equilibrio, una volta che questo venga meno. Invece non c’è bisogno di conoscere ciò che ti farà vacillare per sapere che ti potrebbe far cadere. Non c’è bisogno di affrontare un pericolo per sapere che potrebbe essere tale. Non c’è bisogno di aver camminato sul filo tante volte per sapere che a cadere c’è sempre la possibilità.
C’è solo da riaggiustare gli equilibri, perdendoci la vita a conoscere di noi stessi ogni singola fibra muscolare che ci possa aiutare in questa impresa. E perdendoci i ghigni, le espressioni, piccoli segni di noi, intenti ed attenti. E noi non sappiamo, eppure ci sono.
[Così come non sanno, quelli nella 9, di chi ci sia nella 10F. Eppure c'è.]

martedì 16 novembre 2010

Ora.

Così





Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.
... 
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.
PN

Due anni fa.

Mi sentivo così:


Nella strana anomalia della mia esistenza, i miei sentimenti non erano mai venuti dal cuore e le mie passioni erano sempre venute dalla mente.
Edgar Allan Poe